Questa pagina contiene il diario e le foto di un viaggio in USA che ho fatto per motivi di studio e ricerca, nell’ambito del Dottorato di Ricerca in Ingegneria dell’Informazione che sto seguendo presso l’Università di Trieste. Il viaggio prevede le seguenti destinazioni:

  • 14 febbraio - 23 febbraio 2008: San Diego, California, sede del congresso SPIE Medical Imaging
  • 23 febbraio - 17 marzo 2008: Silver Spring, Maryland, presso il
    NIBIB/CDRH Laboratory for the Analysis of Medical Imaging Systems
    Division of Imaging and Applied Mathematics
    Office of Science and Engineering Labs
    Center for Devices and Radiological Health
    Food and Drug Administration
Novità: mi fermo fino al 3 aprile. Per Pasqua ho fatto una breve gita a New York City.

Potete trovare il diario dell’anno scorso all’indirizzo http://ggchome.altervista.org/california

Per chi non sa come funziona un blog: I messaggi vengono mostrati a partire dal più recente, quindi per leggere il diario in ordine cronologico bisogna partire dalla fine. Se volete scrivere un commento visibile a tutti i lettori, cliccate sull’apposito link alla fine di ogni giornata. Se non siete registrati, scegliete “Anonimo” in basso alla pagina dove c’è scritto “Scegli un'identità”, ma ricordatevi di scrivere il vostro nome nel testo del blog.

27 marzo 2008

Oggi la giornata è particolarmente interessante, perché nel pomeriggio il nostro collega Frank tiene un seminario sul cluster dove il mio programma dovrà girare. Purtroppo ha preparato le slide con Power Point, e alcune hanno il testo fuori posto; Aldo e io invece usiamo Latex e non abbiamo questi problemi. Il cluster ha l’aria di essere un bel giocattolo. Ne hanno due: il più vecchio, chiamato Pack, ha 80 processori Pentium 4, mentre il più nuovo, chiamato Warewulf, ha 360 processori AMD Opteron o Intel Xeon. In totale ci sono circa 8 TB di memoria. Per caricare ed eseguire i programmi ci si collega via SFTP e SSH. Per parallelizzare i programmi ci sono vari metodi, ad esempio MPI, e Frank ci mostra vari esempi. Il mio programma a dire la verità non sfrutta ancora il parallelismo, e semplicemente ogni nodo del cluster elaborerà una diversa immagine.

26 marzo 2008

Stamattina quando arrivo al laboratorio trovo numerose auto della polizia intorno ad un camion parcheggiato. Secondo alcuni passeggeri dell’autobus, hanno trovato alcuni immigrati clandestini nascosti dentro il camion. Hanno avuto poca fortuna a nascondersi proprio in uno diretto verso un laboratorio federale.

Oggi ricevo una e-mail con i risultati della revisione di un mio articolo. Una delle due revisioni è molto positiva, la seconda invece è molto critica, quindi il giudizio complessivo è “Major revisions required”. La seconda revisione è scritta in un inglese pessimo, e in molti punti è totalmente incomprensibile. Inoltre anche il revisore probabilmente non ha capito molto, perché dice che mancano alcune informazioni che invece sono spiegate chiaramente. La cosa è decisamente fastidiosa.

Ritornando a casa, incontro Kellie sull’autobus. Probabilmente è pagata bene, perché ogni giorno ha delle scarpe diverse. Eppure continua a ripetere che il suo lavoro non le piace ed è molto noioso. Mi racconta che abita a Frederick, a circa un’ora e mezza di treno da Silver Spring. Nel campus della FDA hanno appena aperto una palestra; Kellie ci è andata oggi per la prima volta e ha i muscoli tutti doloranti. Le spiego che è normale, e succede anche a me quando riprendo dopo una lunga pausa. La risposta non la consola, e anzi fa l’offesa perché non mi dimostro preoccupato per le sue sofferenze. Per tirarsi su il morale si scarica con il cellulare una canzone di Mariah Carey, che le stava rimbalzando nella testa tutto il giorno; lei stessa ammette che la cosa è grave, ma quando uno è molto annoiato perfino Mariah Carey ti fa sentire meglio. Arrivati al capolinea ci salutiamo in fretta, perché oggi l’autobus è in anticipo e quindi riesce a prendere il treno prima.

25 marzo 2008

Oggi Aldo non è in laboratorio, quindi resto a lavorare a casa. Verso sera vado al supermercato, e per la colazione invece dei soliti “chocolate chip cookies” compro dei “double chocolate chunk cookies” di una marca consigliatami da Aaron. Di più non osano neanche gli americani.

Stasera Aaron è piuttosto distratto, e mentre prepara la cena brucia un panino e rompe un bicchiere. Fortunatamente Ellen non si preoccupa, infatti i bicchieri che ha sono già tutti scompagnati. Zen invece, a quanto pare, di solito non fa danni, infatti è sempre a dormire. Ellen mi dice inoltre che il bonifico per l’affitto è arrivato, e stavolta non ci sono stati problemi.

Dopo cena Ellen, che è appassionata di Star Trek, propone di vedere un DVD con un documentario che le hanno prestato. Il documentario, narrato da William Shatner (l’attore che impersonava il Capitano Kirk) e intitolato “How William Shatner Changed the World”, sostiene che numerose invenzioni moderne, dai cellulari ai computer, sono state ispirate da oggetti mostrati nelle puntate di Star Trek.

24 marzo 2008

Oggi alle 9:35 ho il treno per Washington, quindi per arrivare in stazione devo prendere la metropolitana in piena rush hour. In America non si festeggia Pasquetta, quindi oggi è un giorno lavorativo. Effettivamente la metropolitana è piuttosto affollata, quasi quanto gli autobus di Trieste. Stavolta impiego poco, perché nei giorni lavorativi i treni corrono regolarmente; inoltre evito di cambiare e prendo una linea che porta a 2 isolati dalla Penn Station. Su questo treno non c’è la quiet car, ma comunque gli altri passeggeri sono abbastanza tranquilli e riesco a lavorare. Ci sono le prese di corrente, e quindi do gli ultimi ritocchi al programma che inizia a dare qualche risultato.


Il treno alla Union Station di Washington

Arrivo a Washington e vado direttamente al laboratorio, dove mostro ad Aldo il programma funzionante. Ritornando a casa, incontro in autobus le solite persone. Racconto a Kellie che cosa ho visto a New York, e mi dice che avrei dovuto telefonarle, perché lei abitava a New York e avrebbe potuto consigliarmi che cosa vedere. Mi fa un elenco dei posti dove si trovano i migliori cheesecake e hot dog. Poteva anche dirmelo prima, visto che sapeva che ci sarei andato. Dice che è un peccato che non sono potuto salire sull’Empire State Building o visitare la Statua della Libertà o vedere un musical a Broadway, ma purtroppo in soli 2 giorni non si riesce a vedere tutto. Lei per Pasqua non ha fatto nulla di particolare; ha soltanto notato che c’era più cibo e più chiesa del solito, ma a parte questo era un giorno come gli altri.

Prima di tornare a casa, vado alla solita farmacia vicino alla stazione a comprare il latte e qualche piatto pronto per il pranzo. Tanto per cambiare, la carta di credito non funziona. Spiego alla cassiera che è colpa del loro lettore, che mi era già capitato altre volte (e soltanto qui), e chiedo se può riprovare in un’altra cassa dove le altre volte aveva funzionato. Prima insiste a dire che il loro sistema funziona benissimo ed è colpa della mia carta di credito, e dopo qualche discussione prova con aria infastidita all’altra cassa, giusto per darmi una lezione. Come prevedevo funziona, e la cassiera mi domanda come facevo a saperlo.

Quando arrivo a casa, Ellen mi racconta che in mia assenza ha provato a fare le crêpes, ma con scarso successo, e che vorrà prendere lezioni da me.

23 marzo 2008

Stamattina sono ancora piuttosto assonato; me ne accorgo perché ho versato lo zucchero nel cestino gettando le bustine nel caffè. O forse l’ho fatto inconsciamente, visto che il caffè non è proprio il massimo. Dopo la colazione mi preparo un elenco di cose da visitare, con i relativi indirizzi, e quindi prendo la metropolitana. Qui a New York molte linee passano appena sotto la superficie della strada, e per attraversare i binari bisogna uscire, attraversare la strada e rientrare dall’altro lato, quindi bisogna fare attenzione a quale ingresso usare. Ci sono due tipi di treni, i “local” che fermano a tutte le stazioni e gli “express” che fermano solo alle più importanti; normalmente viaggiano su binari diversi, ma adesso per lavori di manutenzione alcuni express viaggiano sui binari local in certi tratti, facendo tutte le fermate. Scendo a Union Square; la piazza è ancora piena di piume dalla battaglia di ieri, e i getti d’aria che escono dalle griglie della metropolitana creano delle pittoresche volute. Mi incammino lungo Broadway.


L’Empire State Building, la Met Life Tower e la Flatiron Building visti da Madison Square.

Tento di visitare l’Empire State Building, ma bisogna fare un’ora e mezza di coda e quindi rinuncio. Sono a New York per poco tempo, e non ho voglia di passarlo in fila. Il biglietto è piuttosto caro, costa 17,61$ (più tassa, ovviamente) per l’osservatorio dell’86° piano. Però è possibile saltare la fila pagando un “express pass” da 41,52$. Per salire al 102° piano si pagano ulteriori 15$.

Vado quindi verso Times Square, nota non solo per i manifesti pubblicitari, ma anche perché in questa zona ci sono i teatri dove vengono rappresentati i famosi musical di Broadway, alcuni dei quali rimangono in programmazione per anni o decenni. Ad esempio, al Winter Garden Theatre adesso c’è in scena “Mamma Mia”, basato su musiche degli ABBA.


Times Square

Gli hot dog a Times Square costano 3$, invece di 2$ come nelle altre zone. Mi fermo brevemente nella Grand Central Station per visitare le restrooms e spedire una cartolina, quindi proseguo fino al palazzo delle Nazioni Unite.


La Grand Central Station e l’ex grattacielo della Pan Am.


Il palazzo delle Nazioni Unite


Edifici in stile Tudor sulla 43rd Street; sullo sfondo il Chrysler Building

Sulla First Avenue trovo un sushi bar che mi ispira; me lo segno e forse ci andrò stasera. Prendo la metropolitana fino a Roosevelt Island. Questa linea è profonda circa 100 piedi, visto che deve attraversare il fiume, e per arrivarci si prendono 3 scale mobili. Per costruire questa linea ci hanno messo 20 anni, spendendo quasi 1 miliardo di dollari, e non è ancora finita; molte gallerie non sono ancora in servizio e vengono usate come deposito. Su Roosvelt Island non c’è molto da vedere, tranne un panorama su Manhattan.


Il Queensboro Bridge verso Queens


Verso Manhattan

Per tornare prendo l’Aerial Tramway, che è decisamente più panoramica, e inoltre è compresa nell’abbonamento.


Roosevelt Island Aerial Tramway


L’East River


York Avenue


Second Avenue


La stazione dell’Aerial Tramway


Il Queensboro Bridge

Ormai si sta facendo tardi, e tra le tante opzioni decido di andare al Museum of Modern Art. Il museo chiude tra 2 ore, ma sono più che sufficienti, perché essendo da solo posso andare veloce quanto voglio e non devo aspettare nessuno. Inoltre solo una piccola parte delle opere esposte è degna di nota. Nel museo, e anche per le strade, ci sono tantissimi italiani.


Andy Warhol, “Cow wallpaper” (1966). Forse è un po’ una vaccata


Una Ferrari 641, appartenuta ad Alain Prost e Nigel Mansell


Anche una lavagna scarabocchiata può essere arte. Questa per la verità è un olio su tela: Cy Twombly, “Untitled” (1970)


Una sezione sull’arredamento


Alexander Calder, “Lobster Trap and Fish Tail” (1939), creata appositamente per il MoMA

Qualunque cosa può diventare arte. Le seguenti foto potrebbero essere rovesciate; non mi ricordo e non penso cambi qualcosa.


Jackson Pollock, “White Light” (1954)


Lucio Fontana, “Spatial Concept: Expectations” (1960)

Proseguo verso le sale dedicate alla Pop Art. Qui è più facile distinguere il sopra dal sotto.


Andy Warhol, “Gold Marylin Monroe” (1962), “Campbell’s Soup Cans” (1962) e “Double Elvis” (1963)

Proseguo nella sala dedicata al Futurismo.


Umberto Boccioni, “Unique Forms of Continuity in Space” (1913)


Pablo Picasso, “Girl with a Mandolin (Fanny Tellier)”, 1910


Vincent Van Gogh, “The Starry Night” (1889)

All’ultimo piano del MoMA c’è una mostra temporanea dedicata al colore, ma è vietato fotografare. Posso garantire che non è una gran perdita.

Terminata la visita, faccio una passeggiata per Fifth Avenue.


St Patrick’s Cathedral


Il Rockfeller Center


La Grande Mela, ovvero il nuovo Apple Store. Aperto 24 ore su 24, ogni giorno dell’anno. C’è la fila per entrare

È ormai ora di cena, e mi avvio verso il sushi bar che avevo visto stamattina. È piuttosto lontano, e lungo la strada ne trovo un altro interessante, quindi decido di fermarmi qui. È anche vicino ad un “nuclear fallout shelter”, e questo mi fa sentire molto più tranquillo. Ordino un Sushi & Sashimi Combo, molto buono e anche molto più economico di quelli italiani.


Il Sushi & Sashimi Combo

Ho voglia di una birra ma il locale non ha la licenza per gli alcolici, quindi dopo cena prendo una pinta di Guinness in un pub vicino. Dopo cena riprendo la metropolitana e torno all’albergo. Alcune stazioni, risalenti all’inizio del ‘900, sono riccamente decorate con piastrelle e mosaici.


Decorazioni in una stazione a Brooklyn

22 marzo 2008

La colazione nell’albergo è piuttosto misera: in un angolo della reception c’è un tavolo con caffè, dolci e cereali, da mangiare in piedi. C’è un forno a microonde per scaldare i dolci. Il cielo è nuvoloso, e la temperatura (40°F) è sensibilmente più fredda che a Washington, per cui devo mettermi guanti e cappello.

Compro un abbonamento giornaliero (7,50$) e prendo la metropolitana (l’“Express” di ieri sera) in direzione Manhattan. Il treno attraversa l’East River sul Manhattan Bridge e dopo poche fermate arriva a 57th Street, presso il Central Park, dove scendo. Mi procuro una mappa della metropolitana e questo semplifica notevolmente la vita.


Columbus Circle e il Time Warner Center

Entro un attimo nel Time Warner Center per soddisfare i bisogni fisiologici, mi mangio un hot dog e mi incammino nel Central Park. Scatto alcune foto dalla cima di una collina rocciosa.


Verso Columbus Circle

Scendo verso The Pond, nei pressi dello storico Plaza Hotel. Inizialmente avevo pensato di dormire qui, ma mi dicono che è piuttosto decaduto, per cui ho optato per l’albergo a Brooklyn.


Il Plaza Hotel


La pista di pattinaggio presso The Pond


The Pond


Altra foto del Plaza Hotel

Attraverso il Central Park Wildlife Center ed uscendo passo sotto il Delacorte Clock. Ad ogni ora suona e le statue di animali muovono. Sono quasi le 11, quindi aspetto qualche minuto e mi godo lo spettacolo.


Il Delacorte Clock

Esco dal parco, mi mangio un hot dog e mi incammino verso est.


Park Avenue


L’East River e Roosevelt Island visti dalla 72nd Street

Pranzo in un ristorante messicano, dove prendo una zuppa e un burrito, piuttosto deludente in confronto a quelli che avevo mangiato a San Diego. In seguito prendo la metropolitana verso Harlem e scendo a 125th Street. Prendo un autobus (l’abbonamento giornaliero vale anche per gli autobus) lungo la 125th Street e scendo a Broadway. In questa zona la metropolitana è sopraelevata, e i treni passando fanno un rumore notevole. Questo forse spiega perché la gente di questi quartieri ha la fama di essere piuttosto nervosa.


La ferrovia sopraelevata e la stazione di Broadway & 125th Street


125th Street, Harlem, vista dalla stazione sopraelevata

Prendo un treno verso nord, fino al confine con il Bronx; scatto qualche foto e torno indietro.


Il Bronx


Il Broadway Bridge

Faccio un tratto in metropolitana e, quando va sotto terra, scendo e prendo un autobus per vedere meglio. L’idea si rivela sbagliata: l’autobus è in ritardo, inoltre un disabile in sedia a rotelle deve salire, ma l’autista è inesperta e impiega parecchio tempo per aprire la pedana e fissarlo in posizione. Scendo nei pressi della Columbia University.


Edifici della Columbia University

Riprendo la metropolitana e scendo a City Hall


Fauna locale nel City Hall Park


Il Manhattan Municipal Building


Brooklyn Bridge

Andando verso sud, passo accanto a Ground Zero. Non c’è molto da vedere: la zona è transennata, e ci sono lavori in corso, con una continua fila di autocarri che entrano ed escono dal cantiere. Evito di comprare gadget commemorativi e mi limito a fare una foto a distanza.


Ground Zero


Cedar Street; in lontananza l’American International Building

Cammino lungo Wall Street. Incrocio una manifestazione a favore del Tibet, con un corteo di automobili che portano striscioni contro la Cina.


Il palazzo della New York Stock Exchange


Wall Street e la Trinity Church


Una tipica scena a New York: il vapore che esce dai tombini

Giungo alla riva dell’East River e mi incammino verso sud, in direzione della Statua della Libertà.


Brooklyn Bridge e il Manhattan Bridge

Purtroppo è ormai tardi, e la biglietteria per il traghetto è già chiusa, quindi mi limito a guardare la Statua della Libertà da lontano.


Liberty Island


Battery Park; sulla destra il Castle Clinton National Monument

Ormai è quasi ora di cena. Per stasera mi hanno consigliato di andare alla Old Homestead Steakhouse, la più antica di New York. Avevo telefonato per prenotare, ma mi aveva risposto una segreteria telefonica e non mi hanno richiamato per conferma. Speriamo in bene. Prendo la metropolitana e scendo a 14th Street & Union Square. Union Square è invasa da una folla scatenata, e numerosi poliziotti sono sul posto a vigilare. Alcuni manifesti a favore del Tibet fanno inizialmente pensare ad un seguito violento del corteo di prima, ma guardando meglio mi accorgo che è invece una “pillow fight”.


La “pillow fight” a Union Square

La tentazione di ingrumare un cuscino e gettarmi nella mischia è fortissima, ma purtroppo ci devo rinunciare per il timore di rompermi gli occhiali. Infatti nessuno dei partecipanti ha gli occhiali, e senza non ci vedo niente. Inoltre è probabile che se dopo vado alla steak house coperto di piume e puzzolente come una capra in calore potrei dare una cattiva impressione. Mi incammino quindi lungo la 14th Street (dove si trovano numerosi noleggi di video a luci rosse) e vado alla steak house. Le mie preoccupazioni per la prenotazione si rivelano infondate, perché il locale è quasi vuoto. Ordino una Prime Rib da 32 once (con osso, però) e una birra Duvel; mi portano anche un piatto di garlic bread con salsa al formaggio fuso.


La Prime Rib

La porzione è decorosa, ma la qualità si rivela inferiore alle aspettative, perché la carne è piuttosto dura e poco saporita. La Prime Rib che avevo mangiato un mese fa a Silver Spring era decisamente meglio. Evidentemente il locale è decaduto, anche se ci sono 3 camerirere in minigonna che cercano di dargli un tocco di eleganza e classe. Il conto è comunque salato; un altro chiaro segno di decadenza è che sullo scontrino è stampato automaticamente l’importo suggerito per la mancia, evidentemente perché i clienti danno meno del previsto. Non credo che porterò qui le mie amichette, neanche quando ne troverò una che merita di essere portata da qualche parte.

Terminata la cena, riprendo la metropolitana e torno in albergo. Faccio un percorso diverso rispetto a ieri, e grazie alla mappa mi oriento facilmente.